IL DIVORATORE DI ANIME 

 

 

    “Ma qual è il senso della vita? Ti giuro, non mi viene… ma proprio niente: forse i figli? Nooo! L’amore? Chissà se esiste; la ricerca della felicità? Forse; ecco, forse. Ma dove cercarla la felicità. O forse il senso della vita è nella voglia di cercare la felicità.”

    Mentre Michelangelo parlava tra sé esorcizzando il senso di vergogna che gli opprimeva il cuore, si accorse che il soffitto era ancora troppo distante. Scese dal tavolo e prese dalla libreria quattro dei volumi più spessi: “Anatomia per l’artista” di Jenò Barcsay, “Trattato della pittura” di Leonardo da Vinci, “Le vite “ del Vasari e una monografia di Andrea del Sarto.

    “Cazzo … ci sono dei giorni che proprio non vedi luce, ti senti il più solo del mondo, impotente, trascinato, in attesa di giudizio.” Lo sguardo fu irresistibilmente attratto dalla sua ultima tela; il Giudizio Universale occhieggiava da sotto il lenzuolo posto sul cavalletto da ormai troppi giorni. Michele alla testa dei suoi angeli lanciava sguardi fiammeggianti verso le schiere del Dragone rosso.

    I volumi caddero fragorosamente a terra e lo sguardo di Michelangelo si specchiò nell’immagine disperata di Isacco nel “Sacrificio di Abramo” di Andrea del Sarto. In quest’opera la sproporzione di scala tra l’imponenza di Abramo e la figura minuta di Isacco sembra sottolineare l’impotenza del ragazzo di sottrarsi ad un destino avverso che da protagonista lo rende comprimario.

     Quando nel 1997 Elena, la moglie di Michelangelo, vide una delle versioni del quadro al Prado di Madrid, rimase impressionata dalla somiglianza del ragazzo con suo marito e improvvisamente scoppiò a piangere mormorando “è così spaventato, così disperato”.

    “Sono così anch’io? Trascinato, in attesa di giudizio. Guardi la vita che hai davanti e pensi: che palle, che fatica, ma quanto manca? Ma qual è il senso della vita? Cosa ci spinge ad affannarci, a cercare il nostro personale Graal quando l’unico vero appagamento, l’unico vero senso della vita    … è la morte; il compimento, il perfezionamento, la ragione stessa e l’unica sicurezza.”

     Michelangelo raccolse i libri, li poggiò sul tavolo per utilizzarli come rialzo, prese la corda e calcolò che stavolta ce l’avrebbe fatta. L’attacco avrebbe retto, ne era sicuro. Un fruscio lo raggelò mentre era intento a fissare la corda al gancio d’acciaio che in precedenza sosteneva il lampadario. Con i capelli dritti sulla nuca ed i brividi lungo la spina dorsale Michelangelo si girò e vide che il lenzuolo che copriva l’enorme tela era scivolato a terra.

    Il Vasari afferma che una delle qualità più importanti per un artista è la capacità di giudizio e Michelangelo era pienamente d’accordo ma era convinto che ci sono momenti nella vita artistica dei più sensibili di spirito, in cui tutte le qualità si fondono e si trasformano in un vero e proprio stato di grazia che ti trascina vorticosamente nella realizzazione di un’0pera. E’ un po’ come se il quadro urlasse per emergere o, come diceva il suo illustre predecessore Michelangelo Buonarroti, l’artista dovesse liberare le creature imprigionate nel marmo o sulla tela. A volte questo stato di grazia è così prorompente che l’artista opera in trance e la sua potenza è tale da diventare insopportabile e consumarsi in pochi istanti. Altre volte può durare per ore, soprattutto di notte quando gli spiriti sono affinati, i silenzi carichi di energia e la concentrazione massima.

    Il quadro svelato dallo scivolare del telo, conservava ancora quella magia e l’apparente frenesia delle pennellate si trasformava, dall’originale natura di abbozzo, in un'opera compiuta di straordinaria potenza. La luce rossa del sole prossimo al tramonto, filtrando dalla porta finestra, come una magistrale velatura, contaminava di un colore sanguigno l’apocalittica visione come per annunciare la vittoria del Dragone rosso.

    Michelangelo si sentì venir meno e mentre cadeva udì una voce nella testa che lo incitava a battersi, a non lasciarsi sopraffare.

    “ Non guardarlo negli occhi, caccialo dalla tua mente, non credergli; vuole rubarti l’anima; la pace che ti ha promesso non esiste. Battiti, Isacco, per la vita che un giorno ti ho salvata!”

Questa è la prima pagina del romanzo "IL DIVORATORE DI ANIME"   (prossima pubblicazione)

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