
La battaglia di Teutoburgo
La battaglia di Teutoburgo si svolse nell’anno 9 d.C., ai tempi di Augusto, tra l’esercito romano guidato da Publio Quintilio Varo e una coalizione di tribù germaniche comandate da Arminio, capo dei Cheruschi (nonché ufficiale delle truppe ausiliarie di Varo). Arminio, considerato un eroe patriota dai tedeschi e un traditore dai Romani, condusse l’esercito romano in un’imboscata senza via di scampo, nel selvaggio territorio della foresta di Teutoburgo. La battaglia fu una delle più gravi disfatte subite dai Romani: tre intere legioni, la XVII, la XVIII e la XIX, furono annientate; le preziose insegne, emblema dell’onore di Roma, divennero trofeo e simbolo della disfatta dell’impero. Celebre è la frase dell’imperatore Augusto: “Varo, Varo, ridammi le mie legioni”.
Tale fu il trauma provocato dalla sconfitta, che le legioni romane non furono più contrassegnate con i numeri delle legioni distrutte. Due delle tre aquile perdute vennero recuperate dopo 7 anni, con il generale romano Germanico, mentre l’ultima soltanto dopo quasi cinquanta anni, presso una tribù germanica. Il numero XVII, già considerato infausto per il suo anagramma (VIXI, vuol dire vissi, quindi sono morto), fu, da allora, definitivamente appellato come malaugurante. Nel 1875, nella regione di Teutoburgo, venne inaugurata una imponente statua di Arminio (mt. 53,4). La statua è rivolta verso ovest, come monito alla Francia, nemico storico della Germania in quel periodo storico.